"Da bambina ho vissuto come una principessa in esilio, e ora vivo come un alieno smarrito in un paesaggio e una civiltà che mi sono estranei.."
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Ho appena finito di leggere Bussola, di Enard Mathias, vincitore del premio Goncourt dell’anno scorso. Quando l’avevo comprato, il libraio aveva esordito con “non è un libro per tutti”, ero rimasta un poco perplessa ma il libro l’avevo preso egualmente.
Ora ache l’ho letto, ho capito cosa intendesse dire.
Bussola, pubblicato in Italia da E/O, è un monologo lungo un’intera notte d’insonnia, in cui il protagonista, un musicologo di Vienna, ripercorre in parte episodi del passato e del presente che hanno fatto si’ che lui sia quel che è, ma soprattutto i viaggi fatti in Medio Oriente nei due anni precedenti. Irak, Iran, Siria… scorrono davanti ai suoi occhi e sotto la penna dello scrittore, con paesaggi affascinanti e parti molto poetiche, alla ricerca di quel che collega Oriente e Occdente, due mondi apparentemente inconciliabili. Ci fa rivivere da un punto di vista molto originale la rivoluzione islamica, il dolore per tante opere perdute, l’odierna società dei tagliatori di gole. E sullo sfondo, l’attrazione per una donna, compagna di viaggio, personaggio contradittorio e particolare, alla ricerca di una propria dimensione.
Entrare nella lettura non è stato facile perché lo scrittore, che mantiene la 1 persona per tutto il racconto, usa uno stile che ben si adatta allo scorrere del pensiero, per cui spesso non usa la punteggiatura come di norma, i primi giorni riuscivo a leggere una decina di pagine soltanto, poi, lentamente, sono entrata nella storia e la lettura è diventata più fluida, non so se più perché mi sono abituata allo stile, o se lo stile, man mano che procedeva è diventato più fluido.
Sta di fatto che mi ha appassionata e che voglio rileggerlo per cogliere meglio quel che puo’ essermi sfuggito.
Il personaggio che racconta fa arrabbiare, vedrete voi stessi nel caso vi vada di leggerlo, ma si pone in modo estremamente umano, non ci sono eroi in questo romanzo, solo finestre su mondi sconosciuti.
E’ anche un romanzo estremamente erudito, che spazia con cognizione di causa fra musicologia, storia, letteratura e archeologia occidentale e orientale, e fra le due civiltà getta un ponte.
Insomma, a mio avviso, un bel libro, ma se cercate l’azione, ne è completamente privo.

e al tiepido sole della speranza (citazione tratta dal romanzo)

Ora vi faccio ridere : una volta finito, 3 giorni fa, ho avuto bisogno di leggere qualcosa di più leggero e ho iniziato Il Baco Da Seta della Rowling sotto psudonimo : una caduta senza paracadute. Il 1 volume l’avevo trovato carino, ma questo secondo…. Decisamente le serie non fanno per me, per ora posso dire che è solo una storiella, ben diversa da Il Posto Vacante che avevo apprezzato tantissimo.

21 Settembre 2016 at 10:37


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