"Da bambina ho vissuto come una principessa in esilio, e ora vivo come un alieno smarrito in un paesaggio e una civiltà che mi sono estranei.."
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Un bel romanzo che ho terminato di leggere da qualche giorno, uno spaccato di storia americana analizzato attraverso quattro generazioni di una famiglia, dal 1836 al 2012.
L’autore è estremamente obiettivo nella valutazione dei fatti, riesce a mantenersi neutrale, senza cadere nei sentimentalismi che questo genere spesso comporta. Non ci sono buoni e cattivi, ci sono le persone con la loro psicologia che muta secondo i tempi e gli eventi, bianchi e pellerossa messi di fronte alle proprie debolezze come ai propri punti forti, il romanticismo è sfatato.
Con uno stile pulito e diretto, Meyer fa parlare quattro personaggi, ognuno appartenente a una generazione diversa della stessa famiglia, la cui storia personale è intrecciata a quella degli altri facenti parte della famiglia stessa e al passato, al come e perché tutto è iniziato.
L’autore è stato capace di scavare nella psicologia di ognuno, dando un volto e una spiegazione al sogno americano, permettendoci di entrare non solo nel cambiamento ambientale ecologico che le scelte dei personaggi hanno provocato, ma anche nel mutamento morale da cui prende corpo il futuro.
Dalla guerra con i Comanchee a quella con i Messicani, dallo sfruttamento pastorale a quello industriale, con relativa e progressiva corruzione degli animi.
Ogni personaggio racconta la storia dal proprio punto di vista, il senso d’appartenenza è talmente forte da impedire decisioni autonome, fino a quando qualcosa in qualcuno non si ribella, e da questa scelta oltre le righe scaturisce l’ultima narrazione, il personaggio che chiude il cerchio.
Non sono mai stata un’appassionata di letteratura americana, fatta eccezione per quella fantastica, quindi questo libro è una gradevole scoperta che consiglio di leggere.

4 Settembre 2016 at 14:13


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